"sport: amore e odio"

Bentornati nel blog! Oggi andrò a parlare di un argomento che mi sta davvero molto a cuore: lo sport. Non essendo né una personal trainer, né una laureata in scienze motorie, non posso addentrarmi nell’argomento adottando un approccio professionale. Vista però l’importanza che l’attività fisica ha avuto in tutto il mio percorso voglio parlarvene in maniera molto personale, raccontandovi della mia esperienza.

Allora, iniziamo!

Alice e lo sport

In tutta la mia vita il mio rapporto con l’attività fisica ha subito davvero molti alti e bassi. Da piccola ero veramente pigra. Già dalle elementari ero una di quelle bambine che durante l’ora di motoria cercava sempre delle scuse per giustificarsi e rimanere in panchina. Soprattutto nelle giornate in cui l’ora di ginnastica era dedicata a degli sport di squadra cercavo di evitarla come la peste. Odiavo ritrovarmi in campo a fare sport come pallavolo e palla avvelenata. Ero la ragazzina cicciottella, sempre un po’ fuori luogo e abbastanza scarsa. Mi sentivo sempre inadatta.

Nel periodo delle medie e i primi anni delle superiori la cosa si amplificò ulteriormente. Tanto da arrivare a preferire verifiche e relazioni scritte per poter guadagnarmi il voto in educazione fisica. In diversi periodi, durante quegli anni, provai anche molti sport da praticare al di fuori della scuola: nuoto, hip hop, equitazione, tennis. All’inizio mi piacevano tutti, poi però non riuscivo a mantenerne nessuno con costanza e nel giro di qualche mese, o al massimo anno, abbandonavo.

Poi arrivò il periodo della malattia. Qui il mio rapporto con l’attività fisica si fece tremendamente complicato. Iniziai a sentire il bisogno irrefrenabile di allenarmi ed andare a correre per smaltire tutto ciò che mangiavo. Praticavo giorno dopo giorno ore estenuanti di esercizi, la maggior parte delle volte nemmeno svolti correttamente, sottoponendo il mio corpo ad uno sforzo massacrante. L’attività fisica era diventata per me una vera e propria ossessione, una forma di compensazione. Vedevo lo sport esclusivamente come un mezzo per raggiungere l’ideale di bellezza (non sano) che mi ero prefissata e non per quello che è realmente.

Mi ricordo che molto spesso su social come instagram vedevo corpi perfetti ed ero convinta che praticando sport in quella maniera avrei raggiunto quei risultati. Ma la verità era ben diversa: stavo solo distruggendo il mio corpo. A prova di ciò c’è il fatto che anche quando raggiunsi un peso davvero basso non ero comunque soddisfatta del mio fisico.

Cambiare mentalità

Ora, non voglio ripetermi troppo riguardo tutto il mio percorso di guarigione dall’anoressia, anche perché ne ho già parlato in altri articoli. Quello di cui non ho mai parlato però è di quanto abbia contribuito lo sport a farmi stare meglio. L’ultimo periodo del disturbo fu il più duro, ma anche il più utile per comprendere fino in fondo quanto fossero sbagliati e disfunzionali alcuni comportamenti che mettevo in atto.

Lentamente iniziai ad acquisire nuove consapevolezze e mi resi conto che continuando a trattare il mio corpo in quel modo non sarei mai stata felice e soddisfatta. Cercai di informarmi un po’ e capii che per una ragazza sottopeso fare ore ed ore di esercizi ad alta intensità non era assolutamente salutare. Piano piano iniziai ad interessarmi al mondo della pesistica e cominciai a ridurre tutte le ore superflue di allenamento e di corsa inutili. Compresi che il tipo di attività che volevo svolgere era ben diversa da quella che avevo fatto fino a quel momento, ma per poter iniziare avrei dovuto ricominciare a mangiare correttamente.

Così intrapresi questo percorso e piano piano iniziai ad integrare degli allenamenti corretti e bilanciati per il mio fisico. All’inizio in maniere autonoma, poi seguita da un professionista. Durante tutto questo periodo il mio peso aumentò, ma questo incredibilmente non mi preoccupava affatto, perché vedevo il mio corpo riprendere delle forme che mi piacevano. Ero contenta ed iniziavo finalmente a sentirmi bene con me stessa.

Ad oggi il mio rapporto con l’attività fisica è davvero molto bello. Continuo ad allenarmi, ma non in maniera ossessiva come facevo prima. Vivo le ore di allenamento come un momento di piacere e di sfogo e non come un “dovere”. Sono dei momenti che dedico a me stessa e che contribuiscono a farmi stare bene.

“Devo allenarmi?” No!

Questa che vi ho riportato è la mia esperienza ed ho voluto raccontarvela per un motivo ben preciso. Ci tengo a specificare però che, sebbene la mia storia ruoti innegabilmente attorno ad un disturbo alimentare, il discorso che farò ora è rivolto a tutti. Molto spesso nella quotidianità l’attività fisica viene vissuta e percepita come un “dovere”. Mi è capitato molte volte e negli ambiti più disparati di sentir pronunciare la frase “Devo allenarmi”. Che significa? C’è qualcuno che mi impone di allenarmi? Certamente no.

A mio parere questa forma di costrizione a livello psicologico contribuisce a diminuire l’interesse verso lo sport ed è controproducente. Prendendo il mio esempio, fino ai 19 anni ho odiato fare attività fisica perché per me era un qualcosa che il mio disturbo “mi obbligava” a fare. Quando poi sono riuscita a riprendere in mano la situazione ho compreso quanto fosse realmente gratificante fare sport in maniera corretta ed equilibrata.

La famosa mentalità da diet culture ci impone di pensare allo sport come un qualcosa di finalizzato esclusivamente alla perdita di peso e alla forma fisica. È indubbiamente vero che se si vuole intraprendere un percorso di dimagrimento, oltre all’alimentazione, anche l’attività fisica è fondamentale (non si può infatti pensare di perdere peso esclusivamente riducendo l’apporto calorico, i risultati non sarebbero affatto soddisfacenti). Ma non è questa l’unica motivazione che deve spingerci a praticarla. Non dovremmo concepirlo esclusivamente come un discorso di estetica. Dovremmo provare a rimuovere l’associazione sport-forma fisica e vivere l’attività sportiva come un contributo al nostro benessere. Lo sport può essere estremamente gratificante e contribuisce a rafforzare la nostra autostima. Fa bene al nostro corpo e alla nostra mente, ma dobbiamo allenarci perchè vogliamo e non perchè “dobbiamo”.

Alice

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