"cibi proibiti"

Hai mai sentito parlare di “Trigger Food”? Un trigger food è un particolare cibo che è in grado di scatenare una forte reazione nella persona che se lo trova di fronte. Come avrai notato, però, il titolo del nostro articolo è Cibi “Proibiti”.

“Che c’azzecca?” Mi dirai tu. Bè, ora te lo spiego!

Per l’appunto un trigger food è in grado di scatenare una forte reazione in noi, che può essere rappresentata, ad esempio, da degli episodi di abbuffate. Come? Ce lo troviamo davanti e in noi si scatena qualcosa, provocando una reazione impulsiva che ci porta ad abbuffarci con quell’alimento.

Alcune persone possono avere una sola categoria di alimenti “trigger”, mentre altre possono perdere il controllo di fronte a grandi gruppi alimentari.

La mia esperienza

Fino a qualche tempo fa io rientravo nella seconda categoria di persone. Quando mi trovavo nel pieno del mio disturbo, infatti, la mia alimentazione era limitata a pochissimi cibi. Non variavo spesso i miei pasti e consumavo principalmente alimenti definiti “sani” dalla nostra diet culture. Ovviamente quindi il mio modo di mangiare non comprendeva assolutamente dolci o qualsiasi elemento che contenesse un elevato contenuto di zuccheri. Dovete sapere però che sin da bambina sono sempre stata molto golosa. Soprattutto nel periodo precedente alla malattia ero solita consumare dolcetti, merendine e “schifezze” di ogni tipo, perciò conosco benissimo il loro dolce sapore.

Durante la malattia, nel periodo di forte restrizione, ho vissuto vari episodi di perdita di controllo e abbuffate scatenate dai miei cibi trigger che per l’appunto erano principalmente dolci preconfezionati, creme spalmabili e biscotti. Se me li trovavo davanti in un momento in cui ero particolarmente vulnerabile, il mio cervello andava in tilt e mi ci fiondavo sopra, ingurgitandone grandi quantità senza riuscire a fermarmi. Soffrendo appunto di anoressia, subito dopo si scatenava in men un fortissimo senso di colpa e una forte sensazione di inadeguatezza che mi facevano stare malissimo.

Non nego che nello scrivere queste cose ancora oggi provo un po’ di vergogna. Ripensare a come perdevo il controllo e a come non ero in grado di fermarmi di fronte a determinati cibi mi fa sentire male. Ci tengo a raccontarvi tutto ciò però per un motivo ben preciso.

Il mio morboso attaccamento a questi cibi è stato scatenato proprio dal fatto di essermene privata troppo a lungo. Per me erano dei veri e propri cibi “proibiti”. Il mio ovviamente è un caso limite, amplificato dal fatto che mi trovavo in un periodo in cui mangiavo pochissimo, con un organismo fortemente compromesso perché sottopeso, che aveva la grande necessità di introdurre calorie.

Detto questo però, anche in situazioni meno estreme, catalogare nella nostra testa un determinato cibo come “proibito” non ci fa affatto bene. A livello psicologico l’esclusione di un alimento o di un’intera classe di alimenti dalla nostra dieta ci porta solamente a desiderarli maggiormente.

Più evitiamo un cibo che ci piace e più inconsciamente cresce in noi la voglia di ottenerlo. Soprattutto quando ci troviamo ad affrontare momenti in cui siamo più vulnerabili, o semplicemente abbiamo avuto una giornata storta.

A prova di ciò posso dirvi che da quando la mia alimentazione è tornata equilibrata e intuitiva, e da quando sono tornata ad ascoltare il mio corpo gli episodi di abbuffate non si sono più verificati. Ora non mi privo più di ciò che mi piace e di tanto in tanto mi concedo dolci e tutti quegli alimenti “non sanissimi” che per tanto tempo mi sono negata.

Ti è mai capitato?

Se ti è mai capitato di vivere questa situazione con un determinato alimento o con un’intera categoria di cibi, bè allora il mio consiglio è solamente uno. Non privarti più totalmente di quell’alimento (a meno che non ci siano cause mediche per cui tu debba evitarlo). Concedersi di tanto in tanto ciò che ci piace rientra nel concetto di “corretta alimentazione”. Con questo ovviamente non voglio dirti di dare sempre ed esclusivamente retta alla gola. Così finiremmo per ottenere il risultato opposto. Ma comunque cerchiamo di assecondare le richieste e i bisogni del nostro corpo.

Ricordiamoci sempre che il concetto di salute non riguarda mai esclusivamente lo stato fisico, ma comprende anche il nostro benessere mentale. Mangiare ciò che ci piace e che ci soddisfa fa bene alla nostra anima. Vivere questi meccanismi in cui si demonizza un cibo, ci si abbuffa con questo alimento e poi ci si sente automaticamente in colpa è fortemente disfunzionale. E tali atteggiamenti disfunzionali contribuiscono in maniera negativa alla nostra salute.

Perciò, in conclusione, non esistono cibi “proibiti”, ma solamente cibi che è bene mangiare più o meno frequentemente. E quando dico meno frequentemente non intendo una volta all’anno, ma quando sentiamo che il nostro copro ce lo richiede. Per me il concetto fondamentale rimane sempre e solo uno: alimentazione intuitiva.

Alice.

What Is A Trigger Food? (fearlessfatloss.com)

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