Tutti lo abbiamo sentito nominare almeno una volta, ci siamo posti la domanda “L’olio di palma fa male?” e siamo stati influenzati a ridurne il consumo, ma perché? Le notizie circolanti su questo famosissimo olio sono state tante. Negli ultimi anni è stato additato e cacciato dalle nostre diete, quando fino a poco tempo fa era utilizzatissimo, specialmente in alimenti industriali. Ma quanto sappiamo in realtà sul famosissimo olio di palma? Facciamo un po’ di chiarezza su questo argomento.

Aspetto nutrizionale

L’olio di palma si ottiene da una pianta tropicale, Elaeis guineensis, e rappresenta il secondo olio vegetale più consumato al mondo. Esso contiene il 50% di acidi grassi saturi e le diete a base di olio di palma inducono dei livelli più alti di colesterolo nel sangue rispetto agli oli di mais, soia, semi di cartamo e girasole. Allora voi penserete giustamente: ecco perché è così tremendo quest’olio!

In realtà, attraverso vari studi, è stato osservato che il consumo di olio di palma non solo non promuove lo sviluppo di malattie cardiovascolari, ma anzi, è in grado di ridurre il rischio di tali patologie, promuovendo l’inibizione della biosintesi di colesterolo endogeno e la riduzione della pressione sanguigna. Contiene, inoltre, un’elevata quantità di antiossidanti, β-carotene e vitamina E. Proprio per l’elevata presenza di β-carotene, l’olio di palma non raffinato viene chiamato anche olio di palma rosso.

Perciò finché viene consumato fresco sembrerebbero non esserci importanti controindicazioni. Problematiche di diverso tipo si possono riscontrare nel momento in cui l’olio di palma viene lavorato, ad esempio attraverso dei processi produttivi. La lavorazione può portare all’ossidazione dell’olio stesso, rendendolo potenzialmente dannoso per l’organismo umano.

L’olio di palma allo stato ossidato, infatti, può indurre effetti tossici a danno di reni, fegato, polmoni e cuore.

Perciò prediligendo un consumo moderato di olio di palma rosso, a discapito di quello raffinato, gli effetti nocivi per la salute possono essere ridotti, e anzi, si possono ottenere anche effetti benefici.

Aspetto ecologico

Il discorso però non si conclude qui. Vi è infatti da tenere in considerazione il fattore ambientale, che spesso viene messo in seconda posizione rispetto a quello nutrizionale.

L’Elaeis guineensis è una palma presente in Africa, coltivata principalmente per la produzione di olio. L’olio che si ottiene da questa palma è quello con il più alto rendimento e anche il meno costoso al mondo. Perciò la domanda di questo prodotto negli ultimi decenni è fortemente aumentata. La palma da olio è coltivabile esclusivamente nelle zone tropicali, il che significa che la crescita esponenziale della domanda ha portato ad un forte aumento delle terre coltivate in queste zone, a discapito delle foreste tropicali ricche di specie e biodiversità.

La deforestazione tropicale rappresenta quindi un problema di rilevante importanza, che ha contribuito a quasi il 10% del totale globale delle emissioni di gas serra.

Possiamo dire quindi che urge sicuramente una riduzione nel consumo mondiale di olio di palma e di prodotti che lo contengono. Non per una questione puramente nutrizionale, ma per una concomitanza di fattori che rendono questo prodotto sconveniente da utilizzare.

Come futura nutrizionista mi piacerebbe che si diffondesse una maggiore informazione e che si acquisisse una maggiore consapevolezza sui prodotti che consumiamo. Un alimento non dev’essere etichettato per forza come buono o cattivo, può presentare sia effetti positivi che negativi. Occorre però valutarlo nella sua globalità e mai solo per un aspetto. Qualsiasi prodotto, anche apportasse i migliori benefici possibili al nostro organismo, dovrebbe essere consumato in maniera molto limitata se avesse come conseguenza il forte danneggiamento del nostro pianeta.  

Alice

The Impacts of Oil Palm on Recent Deforestation and Biodiversity Loss (plos.org)

Palm oil: Biochemical, physiological, nutritional, hematological and toxicological aspects: A review (springer.com)

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